mercoledì 12 maggio 2010

Open...

E' notizia di qualche giorno fa che l'azienda proprietaria della petroliera che sta creando un disastro ambientale senza precedenti sulle coste americane ha messo su internet un sito su cui i naviganti possono dare consigli su come riuscire a far cessare la fuorisciuta di petrolio. Dopo il tentativo, purtroppo fallito, questa azienda sta chiedendo aiuto agli utenti per risolvere la situazione e a migliaia stanno rispondendo alla chiamata, mossi sia da spinte ecologiste, ma anche dal poter mettere a disposizione le proprie competenze in materia per il bene comune.
La stessa cosa avviene per altre risorse disponibili liberamente su internet. Accade per le open educational resources, tema del post del professore, ma anche per i programmi scaricabili gratuitamente. Per quanto riguarda i primi mi limito a dire che spererei di vederli presto come un prodotto anche delle univeristà italiane; c'è da notare che esiste (o esisteva) qualcosa di simile, ossia le vecchie lezioni che andavano in onda sulle reti nazionali a tarda sera: non so se siano ancora in programmazione, ma spererei in una modernizzazione del mezzo.
Il discorso sulle seconde è un po' più ampio e legato anche ad esperienze personali e a considerazioni di carattere istituzionale. Quando mi sono affacciata ad internet per la prima volta ero una di quelle utenti che preferivano le risorse comprate e diffidava di quelle su internet, in una sorta di sfiducia nei confronti di qualcosa che a ragione di poter avere gratis non avesse molto valore (da un punto di vista qualitativo). Potrei paraganare questa poca attrativa verso queste risorse come un'istruzione accademica nei confronti del fai-da-te: non che la prima non sia migliore, ma anche la seconda, seppur in modo differente, ha la sua validità.
Con l'andare del tempo (e dell'uso di internet) mi sono dovuta ricredere. In rete ci sono moltissimi programmi da poter scaricare gratuitamente ottimi, e per certi aspetti, migliori degli altri. Il motivo sta proprio nel loro essere open: proprio come l'azienda petrolifera di cui parlavo prima ha chiesto consigli agli internauti per risolvere i loro problemi, anche queste resources sono continuamente modificabili dagli utenti che essendo tali trovano i "tarli" e aggiustano quel che non va.
Ma non è solo questa la grande possibilità offerta. Mentre stavo lavorando con il computer dell'università insieme ad altri colleghi si è aperta la finestra in cui veniva chiesta la password per la licenza e lì mi è venuta una domanda: perchè l'università, in questo periodo di crisi (e di soprattutto di poca erogazione dei soldi da parte dello Stato) non usufruisce proprio di questo tipo di programmi? Non che il risparmio probabilmente sarebbe così cospicuo da poter risolvere chissà quanti problemi economici, ma sarebbe almeno un buon inzio! E lo stesso si potrebbe dire di altri enti pubblici che dicono di non riuscire a fare tutto ciò che vorrebbero per le alte spese da sostenere.
Manca probabilmente la mentalità, esattamente come mancava a me quando sono entrata nel mondo di internet: speriamo che le cose cambino e al più presto..

2 commenti:

  1. avevo scritto un commento alquanto lungo, come al solito certi siti fan capricci....il succo è che non mi meraviglia di certo se la nostra sede, con i tavoli nel corridoio a destra e le prese a sinistra, i riscaldamenti che non vanno, laboratori vuoti di ogni attrezzatura, personale che oltre a stare su una scrivania non va oltre, e quant'altro, non usi programmi free...ti danno il pacchetto completo SEMPRE con windows quando compri un pc, e relativi programmi come office, figurati chi si sia accorto che occorre licenza e qunt'altro...credo si debba istituire, nel 2010, in ogni ateneo, una figura competente di tecnologia, perchè altrimenti gli sperperi saranno all'ordine del giorno

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  2. Purtroppo è una triste, ma veritiera descrizione di quanto accade! Il fatto è che non s capisce certi meccanismi..credo che torni l'argomento del corso che stiamo (?) seguendo sulla democrazia: non s capisce, per poca volontà o per ignoranza nn lo so, che i soldi spesi sono i nostri, sono le tasse che paghiamo e che lo Stato riutilizza per il bene comune (cioè noi).. meno soldi s spende, più cose s possono avere!

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